Quando gli incentivi calano, il “nero” risale: il paradosso dei piccoli lavori edilizi
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Casa: il rischio evasione torna con i “piccoli lavori” Con la riduzione dei bonus edilizi e la fine del superbonus, l’evasione fiscale torna a minacciare il settore delle ristrutturazioni. I dati raccolti dalla Cna mostrano che nei primi quattro mesi del 2025 la spesa agevolata per lavori edilizi è scesa da 11,5 miliardi a 9,6 miliardi di euro, un calo del 16%. Su base annua significa dieci miliardi di lavori in meno, molti dei quali rischiano di finire nell’economia sommersa.
A soffrire sono soprattutto i piccoli interventi: sostituzione di infissi, installazione di caldaie, manutenzioni straordinarie. Lì dove l’incentivo fiscale è meno incisivo e i controlli più difficili, il “lavoro in nero” torna a essere una tentazione forte, sia per i clienti sia per le imprese.
Un tempo, con il bonus al 36%, la spesa per ristrutturazioni oscillava tra i 15 e i 19 miliardi. Quando la detrazione è salita al 50-65%, gli investimenti sono arrivati a 30 miliardi, segno evidente che l’agevolazione spingeva all’emersione del sommerso. Con il superbonus, la spesa ha superato i 100 miliardi. Ora, con i bonus ridotti e la prospettiva di scendere al 30% nel 2026, il rischio è di tornare ai livelli di oltre dieci anni fa.
Chi lavora “al nero” può contare su un risparmio immediato non trascurabile. Respingendo la regolarità fiscale, infatti, l’impresa evita il versamento dell’Iva (almeno il 10%, ma spesso il 22%), delle imposte sui redditi (da 24% a 35% in media) oltre ai contributi previdenziali per i dipendenti. Anche se queste componenti non si sommano in modo diretto, il vantaggio economico del “nero” resta consistente e, per molti, purtroppo, ancora troppo allettante rispetto al beneficio fiscale offerto dai bonus edilizi.
Il confronto economico è eloquente: su un lavoro da 1.000 euro, il contribuente può scegliere tra un beneficio fiscale di 36 euro all’anno per dieci anni o uno sconto immediato “in nero” di 250 euro. Una convenienza che, in molti casi, può spingere a rinunciare alla fattura.
Secondo le associazioni di categoria, questo non è solo un problema di gettito fiscale: il lavoro sommerso genera anche rischi previdenziali e di sicurezza, colpendo soprattutto i piccoli cantieri e le seconde case.
Gli esperti chiedono quindi una revisione dei bonus edilizi, puntando su strumenti che abbiano una duplice funzione: sostenere l’efficienza energetica e, allo stesso tempo, mantenere alto il contrasto all’evasione. In passato, la combinazione tra detrazioni, sconto in fattura e cessione del credito ha permesso di stimolare l’economia, favorire la legalità e ridurre il lavoro irregolare.In sintesi La lezione è chiara: incentivi deboli significano più evasione. Per evitare un ritorno al “nero”, il sistema fiscale dovrà tornare a premiare chi sceglie la trasparenza, anche nei piccoli lavori domestici.
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