Forfettario: cosa succede quando si esce dal regime e ultime verifiche


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Il regime forfettario continua a essere una delle soluzioni fiscali più semplici e convenienti per professionisti e piccoli imprenditori. Tuttavia, la perdita anche di un solo requisito, oppure il verificarsi di una causa di esclusione, comporta l’uscita dal regime e il passaggio alla tassazione ordinaria.
È quindi fondamentale controllare con attenzione la propria posizione già nel 2025, per evitare sorprese nel 2026.
I requisiti fondamentali per restare nel regime forfettario
Può applicare il regime forfettario chi, nell’anno precedente, rispetta contemporaneamente questi due limiti:
  • Ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro, considerando la somma di tutte le attività svolte, anche se con codici Ateco diversi
    (nota bene: per ricavi si intendono tutti gli importi incassati per la propria attività nel corso del 2025)
  • Spese per lavoro dipendente e collaboratori non superiori a 20.000 euro lordi, includendo compensi a collaboratori, lavoro accessorio e prestazioni rese da familiari
๐Ÿ‘‰ Attenzione: se nel corso dell’anno si superano i 100.000 euro di ricavi o compensi, il regime forfettario cessa immediatamente, con obbligo di applicare l’Iva già dalla fattura che determina lo sforamento e con abbandono della tassazione agevolata al 15% per tutto il reddito del 2025.
Le principali cause di esclusione da verificare
Oltre ai limiti economici, è necessario controllare che non siano presenti cause ostative, tra cui:
  • partecipazione a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari
  • controllo diretto o indiretto di Srl che svolgono attività riconducibili a quella individuale
  • attività svolta prevalentemente verso ex datori di lavoro degli ultimi due anni
  • redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro nell’anno precedente (salvo cessazione del rapporto)
Questi aspetti sono spesso sottovalutati, ma rappresentano una delle principali cause di uscita involontaria dal regime forfettario.
Cosa cambia quando si esce dal forfettario
Dal 2026 (o immediatamente, in caso di superamento dei 100.000 euro) si applicano le regole ordinarie:
  • tassazione Irpef progressiva
  • applicazione della ritenuta del 20% sui compensi
  • ingresso nel sistema Iva, con obbligo di registri e dichiarazione
  • possibilità di dedurre i costi reali sostenuti e di recuperare l’Iva sugli acquisti
Il passaggio comporta quindi più adempimenti, ma anche nuove opportunità di pianificazione fiscale.
I 3 controlli da fare subito per restare forfettari nel 2026
  1. Monitorare periodicamente i ricavi, soprattutto negli ultimi mesi dell’anno
  2. Verificare i redditi da lavoro dipendente o pensione e le eventuali partecipazioni societarie
  3. Controllare i rapporti con clienti “sensibili”, come ex datori di lavoro o società collegate
Un’analisi preventiva consente di evitare errori costosi e di valutare per tempo se il passaggio al regime ordinario sia inevitabile oppure pianificabile.
๐Ÿ‘‰ Leggi anche i nostri precedenti post:
restare-nel-forfettario-anche-nel-2026-ecco-i-requisiti-da-controllare-subito

 
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Il presente articolo ha lo scopo di spiegare in termini semplici materie complesse e divulgare informazioni che possono essere vantaggiose per gli imprenditori. Consultare sempre il proprio commercialista per gli opportuni approfondimenti.

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