Storytelling: evoluzione o rivoluzione?


Chief Storyteller: i cantautori del Brand.

Comunicare l’innovazione e i valori del marchio e avviare una nuova relazione con i consumatori è fondamentale per distinguersi sul mercato.
Grazie alla nuova frontiera comunicativa che si è aperta su questi temi, compaiono sulla scena i Chief Storyteller, i cantautori del Brand che raccontano l’azienda. Sono i protagonisti di quella che appare non tanto come una rivoluzione, ma come l’ultimo passo di un’evoluzione continua e costante.
Con le loro parole (ma non solo), informano, emozionano, rafforzano l’identità, la reputazione e il modello di business dell’azienda.
Steve Clayton, Chief Storyteller di Microsoft, dice: “Siamo da sempre circondati da storie. Il ruolo del narratore è quello di decriptare la complessità e catturare l’immaginazione proprio attraverso le storie (…) rivolte a un pubblico sempre più sofisticato, che ignora il marketing tradizionale e si appassiona alle storie”.

Comunicatori, giornalisti, analisti social, esperti di linguaggi digitali: i nuovi cantastorie d’azienda sono personaggi poliedrici e multidisciplinari, portatori di un mosaico di competenze.
L’ultimo passo (in ordine di tempo) dell’evoluzione continua della comunicazione commerciale si materializza grazie a loro: un passo che determina il passaggio da un modello classico di marketing ad uno inclusivo e allargato.
 

Perché funziona il Brand Storytelling e come.

Francesco Giorgino, giornalista del TG1 e docente di “Brand Storytelling” all’Università LUISS, sostiene che il contatto tra azienda e consumatore avviene non più sul prodotto ma sui valori aziendali.
“E’ un cambio di baricentro rispetto al passato”, afferma: “oggi le storie sono per clienti profilati, coinvolti e raggiunti attraverso la mobilità digitale“.
Oggi quando un consumatore sceglie un prodotto da acquistare, tra i tanti che il mercato propone, per orientarsi nella scelta guarda al Brand di riferimento, ma non si accontenta più di partecipare al processo di acquisto, vuole vivere un’esperienza completa e coinvolgente.
La conoscenza della storia del Brand, il “Brand Storytelling” lo aiuta a immedesimarsi nel mondo dei valori aziendali e a sentirli suoi.
Sotto questo profilo le aziende, nella comunicazione commerciale, stanno diventando “Media Company”, confezionando contenuti, appunto, mediatici. Lo Storytelling sta diventando indispensabile per sviluppare una comunicazione commerciale evoluta, ma per poterlo correttamente applicare bisogna avvalersi di figure altamente specializzate. Narratori, certamente, ma in grado di confrontarsi con consapevolezza con i diversi aspetti della realtà aziendale.
Benché stiamo parlando di figure “appena nate“ (anche se nel mondo della comunicazione digitale ciò che oggi è attuale domani sarà già vecchio), già si intravede per loro l’indispensabilità di una evoluzione professionale che li porterà ad essere figure con responsabilità strategiche, ovvero in grado di sviluppare in termini manageriali, esperienze e azioni narrative.
 

La verità al posto delle fanfare.

Con il “Brand Storytelling“ si assiste allo spostamento del “focus” sul contenuto, portando alla luce le storie autentiche dell’organizzazione di una azienda, fatta non solo di innovazione tecnologica e sviluppo della qualità di prodotto, ma anche di persone che vivono l’ azienda.
E’ importante soprattutto la verità del raccontato, non l’enfasi, l’esaltazione, la sovraesposizione. Lo “Storyteller“ è un testimone del valore aziendale, che riesce a comunicare e trasmettere, basandosi sulla narrazione e rendendola una forza della comunicazione commerciale moderna.
 

Il mondo si racconta.
E l’Italia cosa fa?

In Italia spesso questi processi innovativi incontrano un iniziale scetticismo.
L’imprenditore italiano è restìo ad abbandonare la convinzione che, se una cosa si è fatta fino ad oggi in un certo modo ottenendo risultati soddisfacenti, non si vede perché in futuro non si possa continuare sulla stessa via.
La questione, però, è un’altra.
Non essere al passo con la realtà che cambia, vuol dire consentire ad altri di farlo, significa perdere quote di mercato perché ci si ostina a non vedere quello che i competitor vedono e applicano prima di noi.
Lo “stellone” italiano non basta più. Ce ne rendiamo conto ogni giorno, tanto più in un contesto internazionale che guarda all’Italia con poca fiducia. Ma se si perde la fiducia dei mercati e dei consumatori, la colpa non è loro, è nostra che male abbiamo operato.
E’ una sconfitta, ma anche una sfida.
 

Risparmiare per sopravvivere o investire per vivere?

Recuperare credibilità, con attenzione verso gli strumenti innovativi deve diventare un “mantra“, specie per le piccole e medie imprese.
Le grandi imprese (in Italia ce ne sono pochissime), hanno altre dinamiche e altre necessità, ma spesso già percorrono strade che precorrono i tempi.
E’ nelle piccole/medie imprese industriali, commerciali, nel mondo professionale che va fatto tesoro di quanto di buono ci circonda, comprendendo da subito che le nuove frontiere della comunicazione sono irrinunciabili.
Si tratta di investire nel futuro sviluppo della nostra azienda e non di spendere cercando solamente di sopravvivere.

Agli imprenditori e ai professionisti la scelta.


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 © Questo articolo, a firma di Attilio Sartori, è apparso per la prima volta sul Blog LA MOSSA GIUSTA.
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