Industria 4.0, in Italia imprese al bivio


Le PMI divise tra l’attrazione della leva fiscale e la paura di cambiare.

“Industria 4.0” è il nome che è stato dato a un contenitore di norme e agevolazioni per le imprese, che intendono innovare ed informatizzare i propri processi produttivi per favorire lo sviluppo digitale del sistema industriale. Questo avviene tramite l’acquisto o la realizzazione in proprio di macchinari e/o software (linee produttive e sistemi per il controllo da remoto dell’operatività delle macchine e delle linee stesse).

Questo progetto, nato da tempo in Germania e poi in Francia secondo un modello Europeo condiviso, viene attuato in Italia solo da qualche anno.
 

Quali sono i cavalli di battaglia di Industria 4.0?

Questo complesso di norme ha il suo maggior punto di forza nel super ed iper-ammortamento. La sua introduzione ha rappresentato uno shock positivo per il sistema industriale Italiano e la ormai certa proroga del provvedimento al 2019 va salutata positivamente.

Tuttavia, come spesso accade in Italia, le cose non stanno come sembra, tanto è vero che ora gli analisti economici cominciano a temere quella che potrebbe essere definita una sorta di implosione, un vero e proprio effetto boomerang, che la proroga annuale di “Industria 4.0“ di sicuro non riuscirà a evitare.
 

La grande industria innova, le PMI restano al palo.

Le imprese che ad oggi hanno approfittato delle agevolazioni previste dal piano “Industria 4.0” sono solamente circa il 50 % del totale di quelle che avrebbero i requisiti per accedervi. Gli incentivi hanno ad oggi consegnato al sistema industriale Italiano circa 50.000 macchine utensili di nuova generazione (circa il 20% dell’intero patrimonio installato).

Chi ne ha usufruito sono state soprattutto le imprese di maggiori dimensioni, che avevano già in atto processi di digitalizzazione per poter rispondere agli aumentati volumi di produzione, imposti loro dall’internazionalizzazione della domanda.

Poco o nulla si è registrato per le piccole e medie imprese che sono rimaste, per lo più, “al palo” aumentando, con la loro inerzia, il divario con i competitors relativamente alla digitalizzazione dei processi produttivi.

Ciò ha acuito la situazione di inferiorità del comparto industriale rappresentato dalle piccole e medie imprese rispetto ai concorrenti, specie stranieri, che non sono stati a guardare ma, forti di un diverso e più dinamico approccio all’informatizzazione dei processi, hanno acquisito fette di mercato ora difficilmente recuperabili per le PMI italiane.
 

Industria 4.0: è il momento delle PMI?

Al forte aumento della domanda di software di sistema per interconnessioni digitali e di tutto ciò che è necessario per mettere a regime quanto in precedenza installato, si riscontra, in controtendenza, una fase di stallo, che vede una netta caduta della domanda di macchine utensili. Questo dimostra come le grandi imprese, in questi anni praticamente uniche fruitrici dei benefici, ritengano, nei fatti, esaurita la fase di forte digitalizzazione che le ha viste protagoniste.

In questo momento è necessario portare in “Industria 4.0” quella fetta di piccole e medie imprese che, ad oggi, non hanno approfittato dei benefici pur avendone le caratteristiche per goderne: si tratta di traghettare nel progetto quelle imprese che ne sono rimaste fuori, ovvero quelle più reticenti e/o meno preparate.

E’ necessario avviare in loro favore precisi processi formativi che facciano comprendere come “monitoraggio remoto” e “manutenzione predittiva” siano ormai realtà concrete e non più appannaggio delle sole imprese di maggiori dimensioni. Anche le piccole e medie imprese possono usufruirne, ottimizzando per questa via i propri processi produttivi, inserendoli in un contesto digitalizzato che consenta una maggiore efficienza dei processi stessi e un conseguente recupero di competitività. Senza contare che la digitalizzazione in questione è ormai alla portata anche delle più piccole imprese, sia sul piano della sostenibilità dell’investimento - di gran lunga inferiore rispetto al recente passato – sia dal punto di vista del sostegno derivante dalla leva fiscale garantita dal super ed iper ammortamento, che da quello della pratica utilizzabilità delle piattaforme informatiche, ora anche a misura di tablet
.

Chi non si forma si ferma.

In questo processo di transizione la formazione è condizione imprescindibile.

Una formazione che generi

  • da un lato imprenditorialità, ovvero consapevolezza, da parte dell’imprenditore, delle dinamiche aziendali che lo riguardano e della massa di strumenti, agevolativi e di raccolta di finanziamenti, che sono a sua disposizione;

  • dall’altro cultura informatica ovvero convincimento del ruolo indispensabile rivestito dall’innovazione tecnologica e digitale in azienda.

Essa si presenta tanto più necessaria e allo stesso tempo difficile da attuare, date le caratteristiche dei soggetti cui, in primis, deve essere destinata.

Non a caso le imprese che più necessitano di avviarsi in questa fase innovativa sono quelle appartenenti a settori in difficoltà strutturale, per più localizzate nel mezzogiorno. Per motivi contingenti e ambientali sono le più difficili da convincere.

Ma anche per le imprese che già hanno investito nel digitale la formazione deve continuare finendo per rappresentare un flusso privo di interruzioni.
 

Rischi e incertezze della rivoluzione digitale.

Il rischio di oggi è infatti che il processo di aggiornamento per le imprese che già abbiano fatto investimenti “4.0”, magari sotto la spinta degli incentivi fiscali e senza fare della digitalizzazione il cuore dell’innovazione dei processi produttivi, subisca una battuta di arresto, un po’ come accadde negli anni ’90, quando le imprese avevano creato siti internet aziendali senza poi aggiornarli, convinte - come in effetti erano - che il più fosse stato fatto.

Elio Catania, Presidente di Confindustria Digitale, sostiene: “E’ apprezzabile che il Governo dia continuità agli incentivi, ma sarebbe più utile dare alle imprese una garanzia di stabilità nel tempo.“

Prosegue rimarcando come le agevolazioni dovrebbero riguardare anche e soprattutto la formazione dei dipendenti e dei tecnici, condizione indispensabile a evitare l’avvitamento delle imprese in un loop senza uscita, vale a dire:

  • una innovazione digitale presente, ma non supportata da una adeguata formazione tecnico-informatica;

  • da cui consegue un divario tecnologico crescente, non solo all’interno del comparto imprenditoriale nazionale, con la formazione di sacche di inefficienza e settori industriali con diversa velocità di sviluppo e competitività,

  • ma anche e soprattutto un’arretratezza nei confronti dei concorrenti stranieri;

  • che conduce, alla fine, all’ arresto del processo di digitalizzazione, sia pur in presenza di agevolazioni ad hoc, che viceversa potrebbero consentire il superamento di uno scenario inquietante.
     



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© Questo articolo, a firma di Attilio Sartori, è apparso per la prima volta sul Blog LA MOSSA GIUSTA.

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