Crisi di governo e Legge di bilancio


 

I nostri governanti si interrogano sul perché della crisi di governo, ma intanto, non solo l’hanno determinata, ma continuano a vivere in un mondo che non è quello reale. Continuano a fare la politica “acchiappavoti” e non certo quella, ispirata ad una azione corale per perseguire il bene comune, di cui abbiamo bisogno.
 

Una situazione paradossale

Siamo in una situazione che ha dell’incredibile, paradossale all’inverosimile.
Incomprensibile per tutti noi Italiani, per non parlare dei nostri partners Europei.
Caratterizzata dalla presenza di una classe politica, la cui inettitudine ha raggiunto vertici inimmaginabili, probabilmente mai eguagliati nella storia repubblicana.
 
I nostri parlamentari sono arroganti al punto di aver volutamente dimenticato le necessità del paese, devastato dalla crisi economica, immerso nel terrore per il mancato arrivo di vaccini, dirottati in gran parte dalle imprese produttrici verso paesi dove la convenienza nella vendita ha loro consentito di massimizzare i profitti.
 
Tutti noi siamo rimasti annichiliti nel vedere un paio di Amministratori Delegati tener testa all’Unione europea, violando accordi da loro stessi sottoscritti in malafede e assolutamente indifferenti al fatto che ciò di cui si parla non sono telefonini, ma dispositivi salvavita per milioni e milioni di persone.
 
Ancora di più siamo sconcertati per l’indifferenza dimostrata dai nostri politici rispetto alla necessità di presentare (entro il 30 Aprile), il Piano nazionale per l’utilizzo dei fondi che l’Europa ci ha messo a disposizione e che sono vitali per la nostra sopravvivenza.
 

La pantomima della crisi nel bel mezzo della bufera

La situazione fa paura e non potrebbe essere diversamente.
La nostra classe politica è indifferente alle vere necessità, che sono di una drammaticità mai sperimentata.
Nessuno può sapere come gestire una situazione che mai ha investito il nostro paese e l’Europa, per non dire il mondo intero, con una tale virulenza, dall’ultima guerra mondiale in qua.
Ma i nostri politici si comportano come se lo sapessero, visto che di tutte queste quisquilie non ne parlano più, se non strumentalmente e marginalmente.
 
Per loro valgono le solite regole della prima repubblica (come della seconda, della terza, della quarta…), ovvero quelle partitiche, avulse da ogni realtà, per quanto drammatica ed inesplorata sia; restano, così, indifferenti al bene comune, che mai come ora dovrebbe essere al primo posto nei loro pensieri, focalizzati invece sui presunti ritorni elettorali.
 

Scaramucce elettorali anziché pianificazione

Ed ecco che neppure i disegni politici valgono a differenziare le posizioni dei diversi partiti, semplicemente perché non ci sono.
Come si fa a voler definire accordi scritti vincolanti, in una situazione che si evolve quotidianamente in direzioni inaspettate?
Questo potrebbe valere, se mai avesse un senso, in condizioni di normalità, ma non di un’emergenza mai vista prima d’ora.
 
Ma per loro valgono i veti incrociati, le antipatie personali, le rivincite di palazzo, il tornaconto elettorale.
Parlano di elezioni, senza pensare che l’iter che si instaurerebbe sarebbe tale da impedirci di rispettare qualsiasi scadenza, dall’erogazione dei ristori, all’avvio del piano di rilancio con i soldi comunitari che, in ipotesi elettorale, andremmo certamente a perdere, fino alla gestione di un piano di vaccinazioni, mai sperimentato e complicato inverosimilmente dai comportamenti di chi questi vaccini li produce e vende.
 

Si torna gialli, mentre il virus impazza

Il tutto in un quadro pandemico devastante che ancora negli ultimi giorni di gennaio, vedeva 11.252 nuovi casi, 237 morti, lo 0,99% del totale della popolazione Italiana vaccinata con le due dosi previste, il 2,2% di persone vaccinate solamente con la prima dose.
Bastasse solo questo!
 
Il 1 Febbraio l’Italia sarà in buona misura in zona gialla e già si teme il comportamento scellerato della solita minoranza di criminali che farà come se il Covid non esistesse più, ributtandoci all’inferno.
Hanno già cominciato: il 31 Gennaio le immagini trasmesse dalla televisione mostrano Milano, Roma e altre città, invase da folle di questi criminali che si assiepano quasi a volersi preparare al “liberi tutti”, che loro identificano con la giornata del 1 Febbraio.
Ci vorrebbero iniziative precise e determinate a evitare tutto ciò, ma le forze di polizia sono impotenti, tanto più in assenza di regole di ingaggio precise che i prefetti e il Ministero degli Interni non vogliono emanare, timorosi come sono del ritorno elettorale negativo che certamente misure varate in nome della salute pubblica, e per questo certamente impopolari, provocherebbero.
 

Legge di Bilancio, ultimo atto prima della crisi

L’attività politica si è in pratica interrotta con la metà di dicembre 2020 e l’ultimo atto è stato l’approvazione della Legge di Bilancio.
Ma già la Legge di Bilancio era figlia di compromessi indicibili che riflettevano il tentativo partitico di mantenere in piedi una maggioranza decotta.
L’ho stigmatizzata, descrivendola come una messa in scena, nell’articolo Legge di Bilancio in un’Italia agonizzante apparso nel Blog LA MOSSA GIUSTA: “La solita messinscena annuale si è conclusa e, mentre i soliti ignoti hanno stravinto, l’Italia agonizza, stretta tra logiche assistenzialistiche finalizzate al consenso elettorale e tattiche di tamponamento dei reali problemi.”.
 
Continuavo evidenziando come:
“Nella Legge di Bilancio 2021 si intrecciano:
•          misure emergenziali;
•          interventi “quasi” strutturali;
•          indicazioni di massima sull’utilizzo dei fondi europei.
Ci sono gli interventi attesi e dati per scontati da tempo ma, soprattutto, la manovra introduce una pioggia disorganica di bonus, dal kit digitalizzazione al bonus idrico, dal contributo dedicato alle cargo bike al bonus occhiali fino a un inedito tax credit cuochi.”.
 

Legge di Bilancio: sintesi delle norme di interesse per le Imprese

Ma esistono dei provvedimenti che abbiano una qualche utilità per le imprese nella Legge di Bilancio?
Vediamo in sintesi le principali norme che potrebbero interessare - direttamente o meno - le imprese, tralasciando volutamente le norme meno significative e quelle che riguardano i soggetti non imprenditori.
 

Parlando di IMU, briciole di consolazione

Esenzione dal pagamento della prima rata dell’IMU 2021, ma solo per:
  • immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali, fluviali e termali;
  • immobili rientranti nella categoria catastale D/2 (alberghi, pensioni, etc.) e relative pertinenze, agriturismi, villaggi turistici, ostelli della gioventù, rifugi di montagna, colonie marine e montane, affittacamere per brevi soggiorni, case e appartamenti per vacanze, bed & breakfast, residence e campeggi, se intestati a soggetti passivi che siano anche gestori delle attività esercitate;
  • immobili rientranti nella categoria catastale “D” in uso da parte di imprese esercenti attività di allestimenti di strutture espositive nell’ambito di eventi fieristici o manifestazioni;
  • discoteche, sale da ballo, night-club e simili, a condizione che i soggetti passivi siano anche gestori delle attività esercitate;
  • imprese del turismo e dello spettacolo.
 
Come si vede la misura non ha alcuna utilità in termini di sviluppo.
Si tratta solo di un micro-ristoro per settori gravemente colpiti dalla crisi pandemica.
Sul piano umano certamente una cosa positiva, ma su quello dello sviluppo un’azione inutile.
Un “Ristoro“ di entità trascurabile, ma comunque in grado di distogliere risorse che, se sommate ad altre - viceversa sperperate con la stessa Legge di Bilancio -, avrebbero potuto dare un contributo consistente al rilancio del settore, che in questo modo è destinatario di poche briciole.
 

Rivalutazione avviamento: giovamento per pochi

Viene estesa la possibilità di effettuare la rivalutazione dei beni di impresa anche all’avviamento e alle altre attività immateriali risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2019, pagando un’imposta sostitutiva con aliquota del 10%.
 
In questo caso si tratta di una norma destinata ad una platea ristretta di imprese.
Non si vede poi, stante la situazione attuale, il beneficio diretto che una rivalutazione dell’avviamento iscritto in bilancio, come degli altri beni immateriali, potrebbe assicurare.
Si tratta di una misura che, in tempi diversi dagli attuali:
  • avrebbe potuto consentire una patrimonializzazione e con essa un miglior apprezzamento del patrimonio aziendale in vista dell’apertura o ampliamento del credito concesso per finanziare lo sviluppo dell’impresa;
  • sui più elevati valori di bilancio sarebbe possibile calcolare maggiori ammortamenti in funzione paratasse.
Ma lo scenario attuale non è quello immaginato dai nostri parlamentari.
Lo sviluppo dipende dalle risorse che l’Europa ci metterà a disposizione, se solo non faremo di tutto per perderle. Quanto all’effetto paratasse, poi, esso prevede l’esistenza di utili, che per la maggioranza delle imprese non ci sono.
 
In realtà si tratta di una semplice proroga, con piccola integrazione, di norme già esistenti da anni e già ripetutamente prorogate e come tali già sfruttate in passato e ormai sterili.
Nulla che possa rappresentare uno stimolo per la ripresa dell’economia.
 

Proroga vecchia fa buon brodo
Proroga al 2021 della rivalutazione di terreni e partecipazioni

Viene prorogata al 2021 la possibilità di rivalutare terreni e partecipazioni non quotate, pagando un’imposta sostitutiva con aliquota dell’11%.
 
Anche in questo caso si tratta di norma vecchia di anni riproposta anche per il 2021.
Ha un effetto paratasse in capo a chi, dalla vendita di terreni edificabili e partecipazioni, si trovasse a realizzare guadagni significativi, cosa certamente possibile ma non di portata generale, stante la depressione attuale.
 
Anche in questo caso si tratta di una misura che nulla apporta alla ripresa, ma “forse” potrebbe portare introiti nelle casse asciutte di uno Stato indebitatissimo.
 

IVA: palliativi, ma per la ripresa nessun aiuto

Esentate dall’imposta sull’IVA, fino al 31 dicembre 2022, con riconoscimento del diritto alla detrazione di quella assolta a monte:
  • le cessioni di vaccini anti Covid-19, autorizzati dagli organismi preposti;
  • le prestazioni di servizi strettamente connesse a detti vaccini;
  • le cessioni della strumentazione per diagnostica per Covid-19;
  • le prestazioni di servizi strettamente connesse a detta strumentazione.
 
Ridotta dal 22% al 10% l’IVA sulle cessioni di pasti e piatti pronti.
 
Anche qui non si parla di misure per la ripresa, semplicemente esentando da IVA i cicli di realizzazione, produzione e vendita dei vaccini Anti-Covid.
Nulla che sia di aiuto alla ripresa economica del paese.
Più interessante la norma che stabilisce l’IVA al 10% sulle cessioni di pasti e piatti pronti, alleggerendo il carico di imposta in capo a tutti coloro che hanno lottato e lottano, pur di mantenere aperta la propria attività di bar o ristorazione.
 

Aggregazioni di imprese: possono funzionare, ma in Italia ci vuol altro

In caso di aggregazione aziendale realizzata attraverso fusioni, scissioni o conferimenti d’azienda da deliberare nel 2021, il soggetto risultante dall’operazione straordinaria, il beneficiario e il conferitario possono trasformare in credito d’imposta le imposte anticipate sulle perdite pregresse e sulle eccedenze ACE, maturate fino al periodo di imposta precedente a quello di efficacia giuridica dell’operazione.
 
Il processo di aggregazione tra imprese, per cercare di essere maggiormente in grado di affrontare la crisi economica, è un fenomeno che sta diffondendosi.
La norma, molto tecnica, può dare una leggera spinta a tale processo, a patto che ricorrano condizioni particolari.
 
Si tratta di questioni di dettaglio: ci vorrebbe ben altro, come dire… ”le aggregazioni tra imprese godono di un’agevolazione a fondo perduto erogata direttamente dallo Stato (e quindi non per il tramite del sistema bancario) per Euro… a patto che l’aggregazione sia funzionale a un processo di sviluppo in Italia e all’estero, in capo alle imprese coinvolte con conseguente incremento occupazionale.”
Ma questa è un’altra lingua, non quella dei nostri politici.
 

Locazioni: prevale la logica assistenziale

Prorogato fino al 30 aprile 2021 il credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo, a beneficio di agenzie di viaggio, tour operator e imprese turistico-ricettive.
 
Anche qui prevale una logica assistenzialistica, che ora chiamiamo “Ristori”, utile solo a disperdere risorse.
Se si fossero identificate, nella Legge di Bilancio, delle linee guida fondamentali, dei settori d’impresa strategici e non si fosse applicata la logica del finanziamento a pioggia, tanto cara alle lobby partitiche, vi sarebbero molte più risorse a disposizione per interventi organici, in grado di superare quelle che sembrano vere e proprie elemosine.
 

Tasse ovvero le comprensibili logiche del clientelismo elettorale

Sconto IRES del 50% sui dividendi percepiti da:
  • enti pubblici e privati diversi dalle società;
  • trust che esercitino, senza scopo di lucro, in via esclusiva o principale, una o più attività di interesse generale per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, in alcuni specifici settori.
A patto che le minori imposte vengano destinate al finanziamento delle citate attività di interesse generale.
 
Sospesi fino al 28 febbraio 2021, per le federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, associazioni e società sportive professionistiche e dilettantistiche, i versamenti d’imposta, contributi previdenziali e ritenute d’acconto.
 
Norme incomprensibili nella logica dello sviluppo, ma comprensibilissime in logica partitica, le prime; mentre, per quanto riguarda le società sportive, un semplice spostamento dei termini di pagamento, uno degli infiniti che si sono succeduti nel corso del 2020 e si succedono tuttora.
 

ISCRO la norma “sperimentale”

Si tratta dell’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa (ISCRO, il solito abuso di acronimi strazianti) per le Partite IVA iscritte alla Gestione Separata INPS.
 
In pratica ci si è ricordati che anche i professionisti possono essere in difficoltà, perché colpiti dalla pandemia al pari delle altre categorie, chiamati a farsi carico di adempimenti sempre maggiori, delegati  loro da strutture statali cui spetterebbe tale onere, spessissimo inclusi tra le attività essenziali e quindi costretti a lavorare in condizioni di disagio altissimo, che ha funestato la loro attività nel 2020, dove, a un lavoro massacrante,  ha corrisposto un aumento dei costi e una diminuzione delle entrate, nella crescente difficoltà di essere pagati per il lavoro svolto, da imprese in crisi o che facevano leva su di essa per essere in prima linea nello sport preferito dagli Italiani: NON PAGARE, soprattutto chi svolge un’attività intellettuale.
 
L’indennità
  • spetta ai soggetti che abbiano subito perdite superiori al 50%;
  • rappresenta una sorta di cassa integrazione sperimentale della durata di sei mesi;
  • è pari al 25%, su base semestrale, dell’ultimo reddito liquidato dall’Agenzia delle Entrate;
  • può andare da un minimo di 250 euro a un massimo di 800 euro al mese.
  • La domanda per accedere all’indennità deve essere presentata, in via telematica, all’INPS, entro il 31 ottobre di ciascuno degli anni dal 2021 al 2023.
 
Si tratta però di una norma “sperimentale” che, come ho già scritto nell’articolo citato in precedenza, a parte l’incomprensibilità della sperimentazione di una norma, che o c’è o non c’è, finisce per “rendere disponibile una somma di denaro, risibile quanto a entità, da riconoscere per sei mesi ai lavoratori autonomi che si trovano, causa Covid, in una condizione di estrema difficoltà”.
Un intervento anche lodevole, se non fosse solo propagandistico, stante, appunto, l’assoluta modestia della somma messa a disposizione, il brevissimo arco temporale di “sperimentazione”, la soglia di accesso pari a un reddito di 8.165,00 Euro annui, cifra irrisoria che di sicuro non permette nemmeno la sopravvivenza di un’attività.
 

Misure per la liquidità: si torna alla carica

Qui facciamo un passo indietro di un anno, ritornando in trincea contro le banche che si rifiutavano di erogare i 25.000,00 Euro (poi diventati 30.000,00) alle imprese in difficoltà causa Covid.
Lo Stato credeva che alle banche sarebbe bastata la garanzia statale per procedere alle erogazioni; poi si è visto che fine ha fatto il provvedimento che, se ha portato alle imprese qualche soldino, lo ha fatto grazie alle garanzie personali degli imprenditori e non certo per quelle statali, giudicate carta straccia dal sistema bancario.
 
La Legge di Bilancio 2021 proroga e potenzia il pacchetto Liquidità per le Imprese e la moratoria sui finanziamenti PMI, introducendo però nuove regole, scadenze e beneficiari:
  • per le garanzie sui finanziamenti, i micro-prestiti da 30mila euro con garanzia di Stato al 100% dal Fondo PMI, la durata massima passa da 10 a 15 anni;
  • fino al prossimo 30 giugno l’accesso alla moratoria sui finanziamenti e sui prestiti garantiti scatta anche per agenti finanziari, mediatori creditizi, periti e liquidatori indipendenti delle assicurazioni;
  • viene estesa la durata della moratoria sui mutui fino al 30 giugno;
  • vengono prorogate fino al 30 giugno le principali misure a sostegno della liquidità delle imprese.
 
Questi provvedimenti rappresentano la quintessenza dell’assistenzialismo.
 
Bisogna essere onesti fino in fondo e ammettere che un’impresa che faccia dipendere la propria sopravvivenza dalla disponibilità o meno di una somma di tale entità, deve porsi dei problemi seri di revisione della propria intrapresa.
Tanto più che la somma deve essere restituita, per quanto in termini oggettivamente lunghi, ma da sola non consente nessun rilancio, ma serve solo a coprire le necessità di cassa, mentre per lo Stato la spesa è enorme e si parla di soldi che ben potrebbero essere impiegati diversamente all’interno di quel progetto preciso che l’Europa ci chiede, per darci i 222 miliardi di Euro che sono destinati all’Italia.
 
L’Europa non vuole sentir parlare di investimenti a pioggia, ristori, assistenzialismo alle imprese, ma pretende progetti di sviluppo chiari, ben costruiti e rispettati su settori cardine dell’economia e dell’organizzazione sociale di ogni paese membro.
 

Investimenti: ogni tanto qualcosa funziona

Potenziato e prorogato per due anni “Transizione 4.0“:
  • sarà possibile fruire del credito d’imposta per gli investimenti effettuati dal 16 novembre 2020 a fine 2022 (giugno 2023 per la consegna di beni ordinati entro dicembre 2022 e con acconto versato di almeno il 20%).
 
Confermato fino a tutto il 2022 il Bonus pubblicità, che sarà riconosciuto nella misura unica del 50% del valore degli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche online, entro il medesimo tetto di spesa pari a 50 milioni di euro annui.
 
Le due norme non sono nuove e la loro proroga si dava già data per scontata ben prima dell’approvazione della Legge di Bilancio.
A differenza di tante altre hanno una definizione chiara ed offrono un beneficio non solamente nominale.
In un mare di chiacchiere, una cosa ben detta deve scapparci fuori per forza.
 

Ricerca e Sviluppo: contributi sostanziosi, ma attenzione alla procedura

Prorogato fino al 2022 il credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e altre attività innovative, che dal 1° gennaio 2021 spetterà per gli investimenti in:
  • ricerca e sviluppo, nella misura del 20%, fino a un massimo di 4 milioni di euro;
  • innovazione tecnologica, nella misura del 10%, fino a un massimo di 2 milioni di euro;
  • innovazione green e digitale, nella misura del 15%, fino a un massimo di 2 milioni di euro;
  • design e ideazione estetica, nella misura del 10%, fino a un massimo di 2 milioni di euro.
 
Al Sud vengono prorogati fino a fine 2022
  • il credito d’imposta ricerca e sviluppo, con un beneficio fino al 45% dell’investimento per le piccole imprese e
  • il credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno fino al 20% per le piccole imprese.
 

Siamo ai fuochi di artificio finali.

La proroga del credito d’imposta sulla ricerca e sviluppo era dato per scontato, come anche il suo potenziamento e il trattamento particolare per le imprese del sud.
Eliminare norme come queste sarebbe stato troppo, anche per parlamentari votati al tornaconto personale, ma non al suicidio politico.
Le due norme in parola vanno nella direzione dello sviluppo e sono sostanziose quanto al contributo offerto.
L’iter procedurale è relativamente snello, se solo affidato a professionisti o società che ne facciano punto focale della propria attività.
Qui il fai da te e l’improvvisazione non pagano.
L’imprenditore che si trovi nella condizione di poter fruire del credito di imposta deve capire che si tratta di un’agevolazione importante e che non si può puntare a tale beneficio senza l’aiuto di professionisti esperti.
Purtroppo, di fronte all’appetibilità della norma, i venditori di fumo sono sempre di più e bisogna essere in grado di identificarli e tenerli a distanza.
 
Il rischio di rimetterci l’agevolazione e incorrere in sanzioni è elevato, perché è complessa l’identificazione degli investimenti realmente agevolabili.
 

Made in Italy: vince chi collabora

Istituito un credito d’imposta del 40% a sostegno del Made in Italy.
Nei periodi d’imposta dal 2021 al 2023, alle reti di imprese agricole e agroalimentari, anche costituite in forma cooperativa o riunite in consorzi, o aderenti ai disciplinari delle “strade del vino” il Bonus viene riconosciuto per la realizzazione e l’ampliamento di infrastrutture informatiche, finalizzate al potenziamento del commercio elettronico.
 
Anche questa appare una norma di interesse e orientata allo sviluppo economico passando per la digitalizzazione dei processi di vendita.
Si scontra tuttavia con un limite forte, ovvero, nel nostro paese, la scarsissima propensione delle imprese a fare aggregazione tra loro.
La situazione varia da regione a regione (ad esempio l’Emilia Romagna è al primo posto per Cooperative e “Reti di impresa”), ma in generale l’aggregazione, anche per mezzo di semplicissimi contratti di partenariato, non è un’azione apprezzata.
 

Che altro? Proroghe e rifinanziamenti

La Legge di Bilancio contiene altre norme dedicate alle imprese, che sono per lo più la riproposizione di norme già in vigore, ma che erano destinate a scadere con il 31 Dicembre 2020.
 

Credito d’imposta formazione 4.0

È stato prorogato fino al 31 dicembre 2022 ed esteso alle spese sostenute per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori.
 

Iniziativa Resto al Sud

È stata prorogata l’iniziativa “Resto al Sud“, elevando da 45 a 55 anni l’età massima dei soggetti beneficiari.
Si tratta di un’iniziativa importante, che va nella direzione dello sviluppo.
La proroga si dava per scontata, ma non si può che essere contenti che ci sia realmente.
 

Rifinanziata la Legge Sabatini

Con un’iniezione di 370 milioni di euro per l’anno 2021, la Nuova Sabatini consente ora, per tutte le domande, l’erogazione del contributo in un’unica soluzione.
Ne avevo scritto diffusamente nell’articolo Nuova Sabatini modificata, apparso nel Blog LA MOSSA GIUSTA, rimarcando la bontà della norma che, per quanto riformata, fa parte - praticamente da sempre - del patrimonio del finanziamento pubblico alle imprese.
È una norma che va nella direzione giusta, in quanto il beneficio, contributo in conto interessi, viene ora erogato sempre e comunque in via anticipata e per intero.
Questo alimenta la liquidità aziendale a sostegno della gestione corrente come anche delle iniziative di sviluppo.
 

Nell’accozzaglia delle norme l’inutile batte l’utile, 9 a 6

Abbiamo analizzato, per quanto superficialmente 15 norme della Legge di Bilancio.
Di queste, 9 sono state indicate come inutili o poco efficaci allo sviluppo.
Le rimanenti 6 sono state individuate come utili, ma si tratta di riedizioni, in qualche caso riviste e corrette, di norme già esistenti.
 
Ecco allora che il giudizio non può che essere quello già espresso.
La Legge di Bilancio è un’accozzaglia di norme, per lo più espressione del clientelismo politico; è dominata dalla logica del finanziamento a pioggia per “ristorare” categorie danneggiate dalla pandemia.
 
Manca una qualsiasi norma che guardi alla realtà del nostro paese e operi in favore della sua ripresa.
 
A questo aggiungiamo lo scenario di fondo, caratterizzato dall’incertezza sui vaccini, la perplessità sulla reale capacità dell’Italia di contenere una nuova crisi pandemica e sulla possibilità di ottenere i Fondi europei e con essi rilanciarsi uscendo dalla crisi.
Il tutto accompagnato da una crisi politica dalle motivazioni incomprensibili, stante lo scenario generale, che presenta confini incertissimi.
 
Su tutto troneggia la presenza di una classe politica inetta, della quale appare impossibile liberarsi perché le condizioni non lo permettono, che continuerà a operare guardando alla logica politica e mai e poi mai al bene comune.

 

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© Questo articolo, a firma di Attilio Sartori, è apparso per la prima volta sul Blog LA MOSSA GIUSTA.
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